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Dal fiore di cotone al tessuto: come nasce la stoffa di una camicia

Dal fiore di cotone al tessuto: come nasce la stoffa di una camicia

Dal fiore di cotone al tessuto: come nasce la stoffa di una camicia

Quando indossi una camicia pensi alla vestibilità, al colletto, al colore. Difficilmente pensi a un fiore. Eppure il tessuto di una camicia in cotone comincia proprio così: con un fiore color crema che sboccia in un campo, dura pochissimo e lascia il posto a una capsula piena di fibre. Tra quel fiore e la stoffa che arriva sul banco del camiciaio ci sono mesi di lavoro e una lunga serie di passaggi, alcuni antichissimi, altri nati con la rivoluzione industriale. Te li raccontiamo uno per uno.

Un fiore che cambia colore

La pianta del cotone appartiene alla stessa famiglia della malva e dell'ibisco, e si vede: i suoi fiori sono grandi ed eleganti. Una curiosità che sorprende molti è che il fiore cambia colore nel giro di poche ore. Si apre bianco o color crema e, dopo l'impollinazione, vira verso il rosa e il rosso prima di cadere. Al suo posto si forma una capsula verde, che i coltivatori chiamano «boll».

Dentro la capsula, nelle settimane successive, crescono i semi, e da ciascun seme spuntano migliaia di fibre sottilissime. Ogni fibra è in realtà una singola cellula allungata, fatta quasi interamente di cellulosa. Quando la capsula matura si apre, e il cotone appare come un fiocco bianco e soffice: è quello che vedi nelle fotografie dei campi.

L'uomo coltiva il cotone da migliaia di anni, e in modo indipendente in diverse parti del mondo: nella valle dell'Indo, in Africa, in Messico e nelle Ande si sono trovate tracce antichissime di tessuti di cotone. In Europa arrivò soprattutto grazie ai mercanti arabi, che lo introdussero nel Medioevo in Sicilia e in Spagna. Non a caso la parola italiana «cotone» deriva dall'arabo qutn. Per secoli, nel Mediterraneo, fu una fibra preziosa e importata, molto meno comune del lino e della lana.

Raccolta e sgranatura: separare la fibra dal seme

La raccolta può avvenire a mano o a macchina. La raccolta manuale è più lenta e costosa, ma seleziona meglio le capsule mature e tratta le fibre con più delicatezza: per questo è ancora preferita per alcuni cotoni pregiati.

Il passaggio successivo, la sgranatura, è stato per secoli un collo di bottiglia. Separare a mano le fibre dai semi era lentissimo. Nel 1793 l'americano Eli Whitney mise a punto la «cotton gin», una macchina che con un cilindro dentato strappava le fibre lasciando indietro i semi. Fu un'invenzione che cambiò l'economia mondiale, e anche la storia degli Stati Uniti, perché rese enormemente più redditizia la coltivazione del cotone nelle piantagioni del Sud, con tutte le conseguenze drammatiche che questo ebbe sulla schiavitù.

Le fibre sgranate vengono pressate in grandi balle e classificate in base a lunghezza, finezza, resistenza e colore. Da questa classificazione dipende in gran parte il destino del cotone: i lotti migliori andranno ai tessuti più fini.

Cardatura e pettinatura: mettere ordine nelle fibre

Quando arriva in filatura, il cotone è un groviglio. Le balle vengono aperte e pulite da residui vegetali e impurità. Poi inizia la cardatura: le fibre passano tra superfici coperte di minuscoli denti metallici che le districano e le dispongono in un velo sottile, poi raccolto in un nastro chiamato «nastro di carda».

Per i tessuti da camicia di qualità si aggiunge un passaggio fondamentale: la pettinatura. Come un pettine tra i capelli, la pettinatrice elimina le fibre più corte e allinea quelle lunghe parallelamente. Si perde una parte del materiale, ma il risultato è un filato più regolare, liscio e lucente. Quando leggi «cotone pettinato» su un'etichetta, è di questo che si parla.

Filatura e ritorcitura: nasce il filo

Il nastro di fibre viene stirato più volte per assottigliarlo, poi torto su sé stesso: la torsione è ciò che tiene insieme le fibre e dà resistenza al filo. Per millenni questo lavoro si è fatto con fuso e rocca, poi con l'arcolaio; dalla fine del Settecento, in Inghilterra, le macchine per filare hanno moltiplicato la produzione, dando avvio alla rivoluzione industriale tessile.

La finezza del filo si esprime con il titolo. Nel sistema inglese, quello più usato per il cotone, il numero indica quante matasse di lunghezza standard servono per fare una libbra: più alto è il numero, più sottile è il filo. Ecco perché un tessuto in «100» è più fine di uno in «50».

Spesso due fili vengono poi ritorti insieme: si ottiene così il cosiddetto «doppio ritorto», indicato ad esempio come 100/2. Il filo ritorto è più resistente e regolare del filo singolo, e dà tessuti più pieni e durevoli. Nei tessuti di pregio per camicie si usano spesso fili ritorti sia in ordito sia in trama.

Un altro trattamento antico è la gasatura: il filo passa velocemente vicino a una fiamma che brucia le fibrille sporgenti, rendendolo più liscio e lucido.

Tessitura: l'incontro tra ordito e trama

Ogni tessuto nasce dall'incrocio di due serie di fili. L'ordito è l'insieme dei fili tesi nel senso della lunghezza, montati sul telaio; la trama è il filo che li attraversa da un lato all'altro. Prima della tessitura i fili d'ordito vengono spesso trattati con la «bozzima», una sostanza che li protegge dallo sfregamento e che verrà rimossa in seguito.

Il modo in cui trama e ordito si incrociano si chiama armatura, e dà al tessuto il suo carattere: un incrocio semplice, uno sopra e uno sotto, produce tessuti lisci e compatti; incroci diagonali producono superfici con piccole righe oblique; altri schemi creano effetti in rilievo, piccoli disegni o la tipica superficie a «cestino». Se i fili sono tinti prima della tessitura, si possono creare righe e quadri direttamente sul telaio: si parla allora di tessuto «tinto in filo», molto apprezzato in camiceria.

I telai moderni sono velocissimi, ma per i tessuti più fini molte tessiture lavorano a velocità ridotte, perché un filo sottilissimo va trattato con pazienza.

Finissaggio: il tocco che si sente sulla pelle

Quando esce dal telaio, il tessuto è ancora «greggio»: rigido, opaco, talvolta grigiastro. È il finissaggio a trasformarlo. Ecco alcuni passaggi classici:

  • Sbozzimatura e candeggio: si rimuove la bozzima e si purifica il tessuto, preparandolo alla tintura o al bianco.
  • Mercerizzazione: nel 1844 il chimico inglese John Mercer scoprì che trattando il cotone con soda caustica la fibra si gonfiava e diventava più resistente e affine ai coloranti. Alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento Horace Lowe aggiunse un'intuizione decisiva: facendo il trattamento con il tessuto in tensione si otteneva una lucentezza simile alla seta.
  • Sanforizzazione: un processo meccanico che pre-restringe il tessuto e limita il ritiro ai lavaggi. Prende il nome da Sanford Lockwood Cluett, legato proprio a una delle grandi aziende di colletti e camicie di Troy, negli Stati Uniti.
  • Calandratura e finissaggi di mano: passaggi tra cilindri e trattamenti che regolano morbidezza, compattezza e lucentezza.

Ogni tessitura custodisce le proprie ricette di finissaggio, ed è spesso qui che si gioca la differenza tra due tessuti apparentemente identici.

Dal rotolo alla camicia

Solo a questo punto il tessuto arriva al camiciaio, in rotoli, pronto per essere tagliato e cucito. Pensa che una singola camicia contiene chilometri di filo intrecciato e il lavoro di agricoltori, filatori, tessitori e tecnici del finissaggio, prima ancora di quello del laboratorio. Se ti appassionano queste storie, ne trovi altre nel nostro blog. E quando vorrai vedere il risultato finale di tutto questo percorso, puoi scoprire le camicie Affinito e sentire con le mani la differenza che fa un buon tessuto.

I negozi Affinito Camiceria

Puoi provare le camicie, richiedere il su misura e vedere i ricami dal vivo in tutti i nostri punti vendita:

  • Afragola (NA): Via Alcide De Gasperi, 66
  • Afragola (NA): Centro Commerciale Le Porte di Napoli, Via Santa Maria la Nova, 1
  • Casalnuovo di Napoli (NA): Via Lagno, 7
  • Frattamaggiore (NA): Piazza Riscatto, 28
  • Nola (NA): Corso Tommaso Vitale, 113
  • Nola (NA): Via San Felice, 62
  • Quarto (NA): Via Masullo, 76
  • Empoli (FI): Via Raffaello Sanzio, 199
  • Bologna: Centro Commerciale Centronova
  • Mondovì (CN): Mondovicino Shopping Center & Retail Park

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