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Dal ferro a carbone al no-stiro: la storia della camicia che non si stropiccia

Dal ferro a carbone al no-stiro: la storia della camicia che non si stropiccia

Dal ferro a carbone al no-stiro: la storia della camicia che non si stropiccia

Oggi basta leggere «no-stiro» su un'etichetta per sapere che quella camicia uscirà dalla lavatrice quasi pronta da indossare. Ma la camicia no-stiro è il punto d'arrivo di una storia lunghissima, fatta di ferri riscaldati sulla brace, di amido, di stiratrici instancabili e, nel Novecento, di laboratori di chimica. Ripercorrerla significa capire quanto lavoro c'era, e c'è ancora, dietro una camicia liscia e impeccabile.

Le origini: lisciare la stoffa con il calore

L'idea di usare calore e pressione per eliminare le pieghe dai tessuti è molto antica. In Cina, già nel I secolo avanti Cristo, si usavano recipienti metallici riempiti di braci ardenti per lisciare le stoffe. In Europa, in epoca medievale, si impiegavano strumenti più semplici: pietre levigate, rulli, perfino lisciatoi di vetro scuro, alcuni dei quali sono stati trovati dagli archeologi in sepolture dell'area scandinava. Non sempre c'era calore: spesso si lavorava la stoffa umida con pressione e pazienza.

Esistevano anche presse e mangani, grandi strumenti con rulli o piani in legno tra cui si facevano passare tovaglie, lenzuola e camicie. Nelle case agiate e nei conventi la biancheria era un patrimonio, e trattarla bene era un'arte.

Ferri pesanti, ferri a brace

Dal Seicento si diffondono in Europa i ferri pieni in ghisa, triangolari, con un manico: in inglese venivano chiamati sad irons, dove «sad» aveva l'antico significato di «solido, pesante». Si scaldavano sul fuoco o sulla stufa, e chi stirava ne usava più di uno a rotazione: mentre uno lavorava, gli altri si riscaldavano. Bisognava capire la temperatura a occhio, o con il classico trucco della goccia d'acqua che sfrigola. Un errore significava bruciare il tessuto.

Poi arrivarono i ferri a carbone, detti anche ferri a cassetta: un contenitore metallico cavo che si riempiva di brace, spesso con un coperchio e piccoli fori per far passare l'aria. Alcuni modelli avevano perfino un piccolo camino per far uscire il fumo. Il calore durava più a lungo, ma il rischio di cenere e scintille sul bucato era sempre in agguato. Chi è cresciuto in campagna, magari, ha sentito i nonni ricordare questi ferri, in uso in molte case fino a metà Novecento.

L'amido e l'eleganza rigida

Per secoli, una camicia elegante non doveva solo essere liscia: doveva essere rigida. Nel Cinquecento l'amido divenne indispensabile per le gorgiere, i grandi colletti pieghettati che vedi nei ritratti dell'epoca. Nell'Ottocento e all'inizio del Novecento colletti, polsini e pettorine delle camicie da sera venivano inamidati fino a diventare quasi duri.

Stirare una camicia così era un mestiere vero. Nelle città esistevano laboratori di stiratura e lavanderie specializzate, e nelle famiglie benestanti c'era personale dedicato. In molte città italiane, Napoli compresa, la figura della stiratrice era una presenza familiare: donne capaci di trasformare un mucchio di biancheria spiegazzata in camicie perfette, con gesti precisi e ripetuti per ore.

Il ferro elettrico cambia le case

Il 6 giugno 1882 Henry W. Seely, di New York, brevettò un ferro da stiro elettrico. Era pesantissimo, quasi sette chili, e lento a scaldarsi: un'invenzione geniale ma ancora poco pratica, anche perché pochissime case avevano l'elettricità. Nei decenni successivi i ferri elettrici diventarono più leggeri ed efficienti, e negli anni Venti del Novecento comparvero i primi modelli con il termostato, capaci di mantenere una temperatura costante. Finalmente si poteva regolare il calore in base al tessuto.

Nel 1926 un'azienda di New York mise in commercio uno dei primi ferri a vapore elettrici, che però non ebbe successo. Il ferro a vapore si diffuse davvero solo dalla fine degli anni Trenta. Il vapore rendeva lo stiro più rapido ed efficace, soprattutto sul cotone e sul lino, ma restava pur sempre un lavoro.

La chimica entra in camiceria

Il vero salto verso la camicia che non si stropiccia avviene in laboratorio. Per capirlo bisogna sapere perché il cotone fa le pieghe: le sue fibre sono fatte di lunghe catene di cellulosa unite da legami deboli. Quando il tessuto viene piegato, specie da umido, quei legami si rompono e si riformano nella nuova posizione, fissando la piega. Il ferro, con calore e umidità, li «resetta».

Negli anni Cinquanta, nei laboratori del Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti a New Orleans, la chimica Ruth Benerito lavorò a un metodo per legare chimicamente tra loro le catene di cellulosa, il cosiddetto cross-linking. Il risultato fu un cotone che resisteva molto meglio alle pieghe: il cotone «wash and wear», lava e indossa. Benerito, che nella sua carriera registrò decine di brevetti, ci teneva a precisare che non era stata una scoperta di una sola persona, ma un lavoro collettivo a cui aveva contribuito. In ogni caso, il suo nome è rimasto legato alla nascita del cotone antipiega, e si dice che quella ricerca abbia aiutato l'industria del cotone a reggere la concorrenza delle nuove fibre sintetiche.

In quegli stessi anni, infatti, si diffondevano il poliestere e le miste cotone-poliestere, che stropicciavano poco ma avevano una mano meno naturale. Negli anni Sessanta arrivò anche il cosiddetto «permanent press», una tecnica che fissava le pieghe volute, come quella dei pantaloni, e manteneva liscio il resto del capo. Fu un successo commerciale enorme, specie negli Stati Uniti.

Come si fa oggi una camicia no-stiro

Le camicie no-stiro e «easy iron» di oggi sono figlie di quelle ricerche, ma la tecnica si è evoluta molto. A seconda del produttore, possono intervenire:

  • Finissaggi chimici applicati al tessuto, che stabilizzano le fibre di cotone e ne limitano la tendenza a piegarsi.
  • Trattamenti con ammoniaca liquida, che rendono la fibra più regolare e il tessuto più morbido e stabile.
  • Cuciture termonastrate, che evitano le increspature lungo le cuciture, uno dei punti dove la camicia si stropiccia di più.
  • Costruzioni del tessuto particolari, con filati e armature scelti per recuperare meglio la forma.

Negli ultimi decenni l'industria ha lavorato anche per ridurre l'impatto delle sostanze usate nei finissaggi, che in passato hanno sollevato preoccupazioni per la salute e l'ambiente. È un campo ancora in evoluzione, in cui la ricerca continua.

Va detto che anche la migliore camicia no-stiro non è magica: il risultato dipende da come la lavi, da come la stendi e dalla qualità del tessuto di partenza. Il cotone resta una fibra naturale, e anche trattato conserva un po' del suo carattere. È proprio questo equilibrio tra natura e tecnologia a rendere l'argomento così interessante per chi ama le camicie.

No-stiro o ferro da stiro? Due filosofie

La camicia no-stiro non ha cancellato il fascino della camicia stirata con cura. Molti appassionati continuano a preferire il cotone «al naturale», con la sua mano più viva e la sua traspirabilità, accettando volentieri il rito del ferro. Altri, soprattutto chi viaggia molto o ha poco tempo, apprezzano la praticità di una camicia che resta in ordine dopo un volo o una giornata intera. Sono due modi diversi di vivere la camicia, e c'è spazio per entrambi.

Quello che colpisce, guardando indietro, è quanta strada sia stata fatta: dai ferri pieni di brace che bisognava soffiare per tenerli accesi, a camicie che escono dalla lavatrice già quasi pronte. In mezzo, secoli di lavoro, quasi sempre femminile e spesso invisibile, che meritano di essere ricordati.

La storia continua nel tuo armadio

Che tu sia un fedele del ferro da stiro o un fan del no-stiro, ogni camicia porta con sé un pezzo di questa storia. Nel nostro blog trovi altre curiosità sul mondo della camiceria. E se vuoi scegliere la camicia giusta per il tuo modo di vivere, ti invitiamo a scoprire le camicie Affinito online o nei nostri negozi.

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  • Afragola (NA): Via Alcide De Gasperi, 66
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  • Frattamaggiore (NA): Piazza Riscatto, 28
  • Nola (NA): Corso Tommaso Vitale, 113
  • Nola (NA): Via San Felice, 62
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  • Empoli (FI): Via Raffaello Sanzio, 199
  • Bologna: Centro Commerciale Centronova
  • Mondovì (CN): Mondovicino Shopping Center & Retail Park

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