La storia del colletto button-down: nato sui campi da polo

Di tutti i colletti che puoi trovare su una camicia, ce n'è uno che ha un'origine sportiva, quasi avventurosa. Il colletto button-down, quello con le punte fissate alla camicia da due piccoli bottoni, non è nato nell'atelier di un sarto né nel salotto di un dandy, ma sul prato di un campo da polo, tra cavalli lanciati al galoppo e mazze che fendono l'aria. Da lì ha attraversato l'oceano, è diventato il simbolo di una certa America universitaria e poi ha conquistato il guardaroba di mezzo mondo. È una storia che vale la pena raccontare, anche perché, come spesso succede con le icone, mescola fatti documentati e un pizzico di leggenda aziendale.
Il problema: punte al vento sul campo da polo
Il polo, nella sua forma moderna, si diffonde in Inghilterra nella seconda metà dell'Ottocento, importato da ufficiali britannici che l'avevano conosciuto in India. È uno sport veloce, fisico, giocato a cavallo con una mazza lunga e una pallina. Alla fine dell'Ottocento i giocatori indossavano camicie con colletto morbido, e qui nasceva il problema: durante il galoppo le punte del colletto si sollevavano e sbattevano sul viso, disturbando la vista e la concentrazione proprio nel momento in cui servivano di più.
La soluzione adottata da alcuni giocatori inglesi fu tanto semplice quanto efficace: cucire un piccolo bottone sul davanti della camicia, sotto ciascuna punta, e realizzare un'asola sulla punta stessa. In questo modo il colletto restava fermo, qualunque fosse la velocità del cavallo. Una soluzione nata dalla pratica, senza alcuna pretesa estetica.
È interessante notare che nessuno, in quel momento, pensava di creare una moda. Il bottone sul colletto era un accorgimento tecnico, come le staffe o i paraschinchi per i cavalli: qualcosa che serviva a giocare meglio. È proprio questa origine funzionale, priva di vanità, ad aver dato al button-down quell'aria disinvolta e un po' sportiva che conserva ancora oggi, anche quando lo indossi lontanissimo da un campo da polo.
John E. Brooks e il viaggio in Inghilterra
A trasformare questa trovata da campo sportivo in un capo destinato a fare la storia fu John E. Brooks, nipote di Henry Sands Brooks, il fondatore della storica camiceria e sartoria newyorkese Brooks Brothers, nata nel 1818. Secondo il racconto dell'azienda, durante un viaggio in Inghilterra John E. Brooks assistette a una partita di polo e notò quel curioso dettaglio dei colletti abbottonati. Tornato in America, decise di proporlo sulle camicie dell'azienda.
1896 o 1900? Una data con due versioni
Sulla data esatta le fonti non sono concordi. Brooks Brothers indica tradizionalmente il 1896 come anno di nascita del suo button-down, e nel 2021 ha celebrato i 125 anni del modello. Altre ricostruzioni storiche collocano il viaggio in Inghilterra e la prima messa in vendita nel negozio di New York intorno al 1900. La differenza si spiega probabilmente con la distanza tra l'idea, i primi prototipi e l'effettiva commercializzazione, ma è bene sapere che la "data di nascita" del button-down dipende da chi la racconta. Quello che conta è che, a cavallo tra i due secoli, il colletto da polo entra ufficialmente nel guardaroba maschile americano.
Non a caso, per molto tempo il modello è stato associato proprio al nome di quello sport: la camicia "polo" di Brooks Brothers era la button-down, e solo più tardi il termine "polo" è passato a indicare la maglia in piqué con il colletto che conosciamo oggi.
Dal campo da gioco ai clienti illustri
Il successo non fu immediato in senso di massa, ma il button-down trovò presto estimatori importanti. Tra i clienti storici di Brooks Brothers vengono ricordati presidenti americani come Theodore Roosevelt e Woodrow Wilson, banchieri come J. P. Morgan e membri delle grandi famiglie dell'alta società newyorkese. Per quel tipo di clientela, il button-down rappresentava un'eleganza diversa: meno rigida del colletto inamidato, più legata al tempo libero, allo sport e alla vita all'aria aperta, eppure perfettamente rispettabile.
Era anche una rottura con l'idea dominante dell'epoca, quella del colletto staccabile, alto e duro come cartone. Il button-down era morbido, cucito alla camicia, e proprio grazie ai bottoni non aveva bisogno di essere inamidato per restare in ordine. In un certo senso anticipava la direzione che l'abbigliamento maschile avrebbe preso nel corso del Novecento: più comodità, meno rigidità.
L'età d'oro: il button-down e lo stile Ivy
La vera consacrazione arriva dopo la Seconda guerra mondiale. Tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Sessanta il button-down diventa uno dei capi simbolo del cosiddetto stile Ivy, nato nei campus delle università più prestigiose del Nord-Est americano. Gli studenti lo portano con giacche morbide, pantaloni chino, maglioni girocollo e mocassini, spesso in tessuto Oxford, che con la sua trama robusta e leggermente rustica si sposa perfettamente con lo spirito sportivo del colletto.
In quegli anni il button-down diventa, per molti americani, semplicemente "la camicia". Lo indossano studenti, professori, impiegati, jazzisti, scrittori. Diventa anche un oggetto di culto all'estero: in Giappone, negli anni Sessanta, il libro fotografico Take Ivy, dedicato agli studenti dei campus americani, contribuisce a far nascere una vera e propria passione per questo stile che dura ancora oggi.
Il "rollio" del colletto
Tra gli appassionati c'è un dettaglio che fa la differenza: la curva morbida che il colletto disegna quando è abbottonato, chiamata in inglese collar roll. Un button-down ben costruito non è piatto, ma forma una leggera onda tra la base del collo e il bottone. È un effetto che dipende dalla lunghezza delle punte, dalla posizione del bottone e dalla morbidezza dell'interno del colletto, e che per molti cultori è la vera firma di un button-down riuscito.
Il button-down arriva in Europa e in Italia
In Europa il colletto button-down è stato accolto con un misto di curiosità e diffidenza. Nel Regno Unito, dove pure era nato in forma sportiva, è rimasto a lungo associato al tempo libero più che all'abito formale. In Italia ha trovato invece una sua interpretazione molto personale. Si racconta che Gianni Agnelli amasse portare il button-down con le punte lasciate sbottonate, una piccola trasgressione che è diventata leggenda tra gli appassionati di stile, anche se è difficile stabilire quanto fosse un vezzo deliberato e quanto sia stato amplificato dal mito.
Negli anni Ottanta il button-down vive una nuova giovinezza grazie alla moda preppy e ai grandi marchi americani che ne fanno un pilastro delle loro collezioni. Oggi è uno dei colletti più diffusi al mondo, presente nelle collezioni di camiceria di ogni livello, dalle produzioni industriali ai laboratori artigianali.
Una curiosità finale: il bottone sul retro
Se ti capita di osservare un button-down di gusto americano molto tradizionale, potresti notare un terzo bottoncino sul retro del colletto, al centro. È un'altra eredità della stessa logica funzionale: tiene ferma la parte posteriore del collo, che altrimenti potrebbe sollevarsi. Non tutte le camicie lo hanno, e in Italia è piuttosto raro, ma è un dettaglio che racconta bene lo spirito del button-down: ogni elemento nasce per risolvere un problema concreto.
Dal campo da polo alle aule universitarie, dalle strade di New York a quelle di Tokyo e di Milano, il button-down ha fatto parecchia strada per essere un'idea nata per tenere ferme due punte di stoffa. Sul nostro blog trovi altre storie e curiosità sulla camicia. E se vuoi vedere come la tradizione dei colletti vive oggi, scopri le camicie Affinito.
I negozi Affinito Camiceria
Puoi provare le camicie, richiedere il su misura e vedere i ricami dal vivo in tutti i nostri punti vendita:
- Afragola (NA): Via Alcide De Gasperi, 66
- Afragola (NA): Centro Commerciale Le Porte di Napoli, Via Santa Maria la Nova, 1
- Casalnuovo di Napoli (NA): Via Lagno, 7
- Frattamaggiore (NA): Piazza Riscatto, 28
- Nola (NA): Corso Tommaso Vitale, 113
- Nola (NA): Via San Felice, 62
- Quarto (NA): Via Masullo, 76
- Empoli (FI): Via Raffaello Sanzio, 199
- Bologna: Centro Commerciale Centronova
- Mondovì (CN): Mondovicino Shopping Center & Retail Park
- Veröffentlicht in:
- Curiosità




