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Sahariana e camicia militare: dalle divise allo stile civile

Sahariana e camicia militare: dalle divise allo stile civile

Sahariana e camicia militare: dalle divise allo stile civile

Molti dei capi che indossiamo tutti i giorni hanno un passato in divisa: il trench, il chino, il giubbotto bomber. Tra questi, la sahariana e la camicia militare occupano un posto speciale. Nate per essere funzionali in climi difficili e in condizioni estreme, sono diventate nel corso del Novecento simboli di avventura, di eleganza disinvolta e perfino di moda d'autore. Ti raccontiamo come un capo pensato per soldati ed esploratori è entrato nei guardaroba civili.

Tutto comincia con un colore: il kaki

Prima ancora del modello, c'è il colore. Per buona parte dell'Ottocento molti eserciti europei vestivano colori vivaci: il rosso delle giubbe britanniche ne è l'esempio più famoso. In battaglia, però, quei colori rendevano i soldati bersagli facilissimi.

La svolta arriva nell'India britannica. Intorno al 1846, il Corps of Guides, un reparto formato sulla frontiera nord-occidentale sotto il comando di Harry Lumsden, con il suo secondo William Hodson, adottò uniformi di un colore polveroso che si confondeva con il paesaggio. Le fonti raccontano versioni diverse su come si ottenne quella tinta: c'è chi parla di tessuto bianco tinto con fango o con estratti vegetali, chi di stoffe fatte arrivare dall'Inghilterra. Il nome, invece, è certo: khaki deriva da una parola persiana e urdu che significa «polvere».

Nel giro di qualche decennio il kaki si diffuse tra le truppe britanniche impegnate nei climi caldi, e all'inizio del Novecento, insieme ai verdi e ai grigi, sostituì quasi ovunque i colori sgargianti. La camicia militare, da allora, ha i colori della terra.

Ogni esercito, poi, ha trovato la sua sfumatura. In Italia, all'inizio del Novecento, il Regio Esercito adottò il grigioverde, un colore studiato per confondersi con i paesaggi alpini e rocciosi dove si temeva di dover combattere. Negli Stati Uniti si affermò l'olive drab, il verde oliva spento che durante la Seconda guerra mondiale divenne il colore di milioni di uniformi e di tantissime camicie da campo. Sono proprio questi toni, il kaki, il sabbia, il grigioverde e il verde oliva, che ancora oggi associamo istintivamente a una camicia «militare», anche quando la vediamo in una vetrina del centro.

Dalla caccia in India alla «sahariana»

Insieme al colore nasce anche una forma. Nell'India coloniale ufficiali e cacciatori indossavano una giacca leggera in cotone detta shikar jacket, dalla parola hindi e urdu che indica la caccia. Era un capo pratico: tessuto color polvere, taglio non troppo lungo, e soprattutto tante tasche capienti per portare coltello, munizioni, cannocchiale e tutto il necessario, senza bisogno di cinture e borse in cuoio.

All'inizio del Novecento questa giacca accompagnò esploratori e cacciatori in Africa, e la parola swahili safari, cioè «viaggio», entrò nell'uso inglese anche grazie ai celebri viaggi di caccia di personaggi come Theodore Roosevelt. Negli anni Trenta, si racconta, Ernest Hemingway disegnò per un fornitore americano di attrezzature una «bush jacket», e presto il modello comparve nei cataloghi dei grandi negozi per esploratori.

In Italia questo capo ha preso un nome tutto suo: sahariana, dal deserto del Sahara. Il termine si diffonde negli anni delle campagne coloniali in Africa, quando giacche e camicie di tela leggera con tasche e cintura divennero parte delle uniformi per i climi caldi. Le sahariane sono quindi a metà tra camicia e giacca: si portano spesso a pelle o su una maglietta, ma hanno la struttura e le tasche di un capospalla leggero.

I dettagli che vengono dalle divise

Se guardi da vicino una sahariana o una camicia di ispirazione militare, ritrovi una serie di dettagli che hanno tutti una funzione precisa:

  • Tasche a soffietto: hanno una piega che le fa espandere quando sono piene, per contenere mappe, munizioni o taccuini.
  • Pattine con bottone: chiudono le tasche per non perdere nulla durante i movimenti.
  • Spalline: servivano a fissare i gradi, a trattenere le cinghie di borse e fucili sulle spalle.
  • Cintura in vita: nella sahariana classica stringe il capo e lo rende più aderente al corpo.
  • Tessuti robusti: tele di cotone, drill, twill, scelti per resistere all'usura e al sole.
  • Linguette per arrotolare le maniche: una piccola striscia con bottone che tiene le maniche arrotolate sopra il gomito, molto comune nelle camicie da campo.

Ognuno di questi elementi è sopravvissuto anche quando la funzione originale è scomparsa. Oggi nessuno appende un fucile alla spallina, ma quel dettaglio continua a dare carattere al capo.

Il deserto, la guerra e il cinema

La Seconda guerra mondiale rese la camicia militare un'immagine globale. Nelle campagne del Nord Africa, soldati di diversi eserciti indossavano camicie e giacche leggere in tessuti color sabbia, spesso con le maniche arrotolate. Le fotografie e i cinegiornali dell'epoca fissarono quell'immagine nell'immaginario collettivo.

Nel dopoguerra, molti capi militari finirono nei negozi di surplus, venduti a prezzi bassi a studenti, artisti, lavoratori. Fu così che camicie da campo e sahariane entrarono nella vita civile, prima come abbigliamento pratico ed economico, poi come scelta di stile. Il cinema fece il resto: film d'avventura ambientati in Africa e nel deserto trasformarono la sahariana nell'uniforme del viaggiatore affascinante, un po' esploratore e un po' gentiluomo.

Anche la marina ha dato il suo contributo. La cosiddetta camicia CPO, dalla sigla dei sottufficiali della marina statunitense, era una camicia pesante in lana blu con due tasche a pattina, da portare come strato esterno. Dal dopoguerra è diventata un classico dell'abbigliamento casual, specie nelle versioni a quadri.

Dalla trincea alla passerella

Negli anni Sessanta la sahariana compie il salto più sorprendente: entra nell'alta moda. Nel 1968 Yves Saint Laurent presenta la sua saharienne, una sahariana femminile allacciata con lacci, che diventa una delle immagini simbolo della sua opera. Altri stilisti, negli stessi anni, ne propongono versioni maschili raffinate, in lino, cotone e perfino seta.

Negli anni Settanta la sahariana diventa quasi un'uniforme dell'uomo elegante in vacanza o in viaggio, e in Italia, in quel decennio, la si vede indosso a giornalisti, attori, imprenditori. Il suo fascino sta proprio nell'ambiguità: è un capo con radici militari, ma portato con disinvoltura comunica libertà, viaggio e un'eleganza poco formale.

Perché le divise piacciono ancora

C'è un motivo per cui l'abbigliamento militare continua a influenzare la moda maschile: è progettato per funzionare. Ogni tasca, ogni cucitura rinforzata, ogni scelta di tessuto risponde a un'esigenza concreta. Quando questi capi arrivano nella vita civile, portano con sé un'impressione di solidità e di sostanza che pochi altri modelli riescono a dare.

Allo stesso tempo, la camicia di ispirazione militare si presta a infinite reinterpretazioni: più morbida, più corta, più sartoriale, in colori diversi dal kaki e dal verde oliva. È uno dei rari casi in cui un capo nato per uniformare finisce per esprimere personalità.

Ed è curioso pensare che il colore della polvere di una regione di frontiera, scelto per non farsi vedere, sia diventato uno dei colori più amati e riconoscibili del guardaroba maschile. Dal sabbia al verde oliva, i toni nati per mimetizzarsi oggi sono scelti proprio per farsi notare con discrezione.

Storie cucite nelle tasche

La prossima volta che vedi una camicia con le tasche a soffietto e le spalline, saprai che dietro ci sono la frontiera indiana, i deserti africani e le passerelle di Parigi. Nel nostro blog trovi altre storie come questa. E se ti piace un'eleganza che sa di viaggio, puoi scoprire le camicie e i capi Affinito online o nei nostri negozi.

I negozi Affinito Camiceria

Puoi provare le camicie, richiedere il su misura e vedere i ricami dal vivo in tutti i nostri punti vendita:

  • Afragola (NA): Via Alcide De Gasperi, 66
  • Afragola (NA): Centro Commerciale Le Porte di Napoli, Via Santa Maria la Nova, 1
  • Casalnuovo di Napoli (NA): Via Lagno, 7
  • Frattamaggiore (NA): Piazza Riscatto, 28
  • Nola (NA): Corso Tommaso Vitale, 113
  • Nola (NA): Via San Felice, 62
  • Quarto (NA): Via Masullo, 76
  • Empoli (FI): Via Raffaello Sanzio, 199
  • Bologna: Centro Commerciale Centronova
  • Mondovì (CN): Mondovicino Shopping Center & Retail Park

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