Il colletto staccabile: quando le camicie avevano il collo intercambiabile

Oggi diamo per scontato che il colletto faccia parte della camicia, cucito una volta per tutte. Eppure per circa un secolo non è stato così. Il colletto staccabile era un oggetto a sé, che si comprava, si lavava e si cambiava separatamente, fissato alla camicia con piccoli bottoni metallici. È una storia che parla di pulizia, di economia domestica, di industria e persino di pubblicità, e che ha lasciato tracce nella lingua che usiamo ancora oggi.
Un'idea nata in cucina
La storia più raccontata, quella che la città americana di Troy, nello stato di New York, considera parte della propria identità, risale al 1827. Una donna di nome Hannah Lord Montague, stanca di dover lavare intere camicie del marito solo perché il colletto si sporcava, ebbe un'idea semplice: tagliare via il colletto, lavarlo a parte e riattaccarlo alla camicia con dei lacci. La camicia poteva così essere indossata più a lungo, mentre il colletto, la parte più visibile e più soggetta a sporcarsi, veniva tenuto sempre pulito.
Come spesso succede con le storie di invenzioni, è difficile dire se Hannah Montague sia stata davvero la prima a pensarci. È probabile che soluzioni simili esistessero già in forme diverse. Quello che è documentato è che a Troy l'idea divenne un'industria: un commerciante locale, il reverendo Ebenezer Brown, iniziò a produrre e vendere colletti separati, e nel giro di qualche decennio la città divenne il principale centro di produzione di colletti degli Stati Uniti, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Collar City", la città dei colletti.
Come funzionava
Il sistema era ingegnoso nella sua semplicità. La camicia aveva soltanto un listino, una fascia bassa attorno al collo, con due piccoli fori: uno sul davanti e uno sul dietro. Il colletto, a sua volta, aveva fori corrispondenti. A unire le due parti erano i bottoni da colletto, piccoli perni metallici a forma di fungo, spesso in osso, metallo o madreperla.
- Si fissava prima il colletto sul retro, con il bottone posteriore.
- Si indossava la camicia.
- Si chiudeva il davanti infilando il bottone anteriore nei fori del colletto e del listino.
- Infine si annodava la cravatta.
Spesso anche i polsini erano staccabili, con la stessa logica: erano le parti che si consumavano e si sporcavano di più, e sostituirle costava molto meno che cambiare la camicia intera.
Lino, amido e celluloide
I colletti staccabili erano quasi sempre bianchi, anche quando la camicia era colorata, e venivano inamidati fino a diventare rigidissimi, con una consistenza simile al cartone. Il bianco candido era un segno di pulizia e di rispettabilità: un colletto immacolato diceva che chi lo portava poteva permettersi di cambiarlo spesso.
Nel corso dell'Ottocento si sperimentarono anche materiali alternativi. Ci furono colletti di carta, economici e usa e getta, e soprattutto colletti in celluloide, una delle prime materie plastiche. La celluloide aveva un vantaggio enorme: bastava passarla con un panno umido per pulirla, senza bisogno di lavare e inamidare. Aveva però anche un difetto non da poco: era molto infiammabile. Non stupisce che i colletti di stoffa abbiano continuato a essere preferiti da chi poteva permetterseli.
Un'industria che dava lavoro a migliaia di persone
Dietro questi piccoli oggetti c'era una produzione enorme. A Troy e in altri centri lavoravano migliaia di persone, in larga parte donne, tra tagliatrici, cucitrici, stiratrici e addette all'amido. La produzione di colletti fu anche teatro di alcune delle prime lotte sindacali femminili negli Stati Uniti, un capitolo poco noto della storia del lavoro legato proprio a questo accessorio.
Tra queste lavoratrici c'era Kate Mullany, una giovane addetta alla lavanderia dei colletti che nel 1864 fondò a Troy un sindacato tutto femminile, il Collar Laundry Union, considerato uno dei primi sindacati di donne negli Stati Uniti. Le lavandaie lavoravano tra vapori, acqua bollente, sostanze chimiche per sbiancare e ferri roventi, per salari molto bassi. Il loro sciopero ottenne aumenti significativi, e la casa di Kate Mullany è oggi riconosciuta come luogo storico. È curioso pensare che un oggetto simbolo del decoro borghese, il colletto bianco inamidato, sia legato anche a una pagina importante della storia dei diritti delle lavoratrici.
L'uomo del colletto: quando un accessorio diventò un'icona pubblicitaria
All'inizio del Novecento la ditta Cluett, Peabody & Co., uno dei grandi produttori di Troy, lanciò i colletti Arrow con una campagna pubblicitaria destinata a fare storia. L'illustratore Joseph Christian Leyendecker creò per il marchio l'"Arrow Collar Man", un giovane uomo elegante, dal profilo perfetto e dallo sguardo sicuro. Quel personaggio immaginario divenne uno dei primi grandi simboli della pubblicità moderna: si racconta che ricevesse lettere da ammiratrici, come se fosse una persona reale.
Le illustrazioni di Leyendecker accompagnarono il marchio per circa un quarto di secolo, comparendo sulle riviste più lette dell'epoca. Il personaggio era talmente famoso da essere citato in canzoni e spettacoli, e il suo stile, con la mascella squadrata e i capelli impeccabili, influenzò per anni l'immagine dell'uomo elegante nella pubblicità americana.
L'Arrow Collar Man incarnava un ideale di uomo moderno, curato e rispettabile, e contribuì a rendere il colletto molto più di un semplice accessorio: un segno di stile e di appartenenza sociale.
Colletti bianchi e colletti blu
Proprio da questo mondo nasce un'espressione che usiamo ancora oggi. I "colletti bianchi" sono gli impiegati, chi lavora in ufficio, in contrapposizione ai "colletti blu", gli operai. L'immagine viene direttamente dal colletto inamidato e candido di chi faceva un lavoro di scrivania, contrapposto alle camicie da lavoro colorate e robuste di chi lavorava in fabbrica o all'aperto. L'espressione si diffonde nella lingua inglese nei primi decenni del Novecento e da lì arriva anche in italiano.
Il declino
A partire dagli anni Dieci e Venti del Novecento il colletto staccabile comincia a perdere terreno. Le ragioni sono diverse:
- la diffusione delle lavatrici domestiche e dei servizi di lavanderia rende più semplice lavare la camicia intera;
- il bisogno di comodità, accentuato dalla vita più dinamica e dallo sport, fa preferire colletti morbidi e cuciti al capo;
- la Prima guerra mondiale abitua molti uomini a camicie più pratiche;
- la moda maschile si fa via via più rilassata, e il colletto duro appare sempre più antiquato.
Negli anni Trenta il colletto attaccato è ormai la norma. Il colletto staccabile non scompare del tutto, ma si ritira in pochi contesti molto specifici: il frac e l'abito da cerimonia più formale, con il colletto ad alette rigido, alcune uniformi, l'abito talare di molti religiosi, e gli appassionati di abbigliamento d'epoca.
Cosa resta del colletto staccabile
Anche se oggi lo vediamo raramente, il colletto staccabile ha lasciato diverse eredità. La più evidente è l'abitudine di considerare il colletto la parte più importante della camicia, quella che si guarda per prima e su cui si concentra il lavoro del camiciaio. C'è poi il colletto bianco su camicia colorata, un abbinamento che nasce proprio dai colletti intercambiabili e che è sopravvissuto come scelta di stile. E c'è l'idea, ancora oggi molto sentita, che un colletto ben fatto e ben tenuto dica molto della persona che lo indossa.
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